Governare con i decreti, please

L’Italia è, più che mai, in una situazione di emergenza. C’è un governo di emergenza che ha il dovere di cercare le soluzioni possibili, senza guardare in faccia a nessuno. Da quando l’esecutivo ha ceduto alla pressione sindacale rinunciando a intervenire per decreto sulla riforma del mercato del lavoro, la forza propulsiva dell’esecutivo si è attenuata avvicinandosi a uno stato di paralisi. Ora deve recuperare, senza cercare consensi con qualche concessione alla demagogia e giocare la sua partita.
12 GIU 12
Ultimo aggiornamento: 23:09 | 7 AGO 20
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L’Italia è, più che mai, in una situazione di emergenza. C’è un governo di emergenza che ha il dovere di cercare le soluzioni possibili, senza guardare in faccia a nessuno. Da quando l’esecutivo ha ceduto alla pressione sindacale rinunciando a intervenire per decreto sulla riforma del mercato del lavoro, la forza propulsiva dell’esecutivo si è attenuata avvicinandosi a uno stato di paralisi. Ora deve recuperare, senza cercare consensi con qualche concessione alla demagogia e giocare la sua partita. Se il sindaco di Milano non se la sente di assumersi la responsabilità di un Expo (che non ha mai voluto) venga sostituito da un altro commissario. Se sono considerate necessarie misure anche tragiche, come l’aumento dell’Iva, per finanziare la crescita e ridurre il peso fiscale sul lavoro, si adottino, subito e per decreto. Un governo di emergenza, in una situazione di grave pericolo, deve farsi forza del fatto che non ha alternative. Se qualche misura risulterà imperfetta, o persino sbagliata, ci sarà tempo per correggerla nella prossima legislatura.
Ora conta soprattutto dare ai mercati la consapevolezza che l’Italia viene governata, che ha un progetto di risanamento e di crescita, che non si farà fermare nell’attuarla. I partiti della maggioranza tripartita cercano di onorare con riluttante lealtà l’impegno che si sono assunti, quando l’esecutivo mostra determinazione e compattezza. A loro oggi spetta agire su un altro versante, quello delle riforme politiche, istituzionali ed elettorali. Ognuno faccia il proprio mestiere. Poi ci sarà il giudizio popolare, ma prima bisogna superare una fase fosca, che richiede a tutti coloro che ne sentono la responsabilità di lavorare solo per l’Italia.